Le mani stringono la testa,
come se potessero trattenere i pensieri,
fermare il frastuono interiore,
soffocare l’eco delle domande.
Il silenzio è un muro che preme,
un’ombra che avvolge la pelle,
un respiro sospeso tra il dentro e il fuori.
Resta solo lo sguardo,
nudo, vulnerabile,
a chiedere senza parole,
a parlare senza voce.
Forse è nell’attesa che si trova la risposta,
forse è nella resa che si scopre la forza.